Fenomeno frontalieri

SIMONE RASETTI

Secondo gli ultimi dati ufficiali – disponibili su OsserVa, portale statistico della Camera di Commercio – i varesini che dalla zona di confine giornalmente si spostano nel Canton Ticino per lavoro hanno superato quota 23mila, con una prevalenza della componente maschile (circa 14mila) su quella femminile. Considerando il dato complessivo dei circa 60mila frontalieri operativi oltreconfine, è particolarmente accentuata la crescita nel terziario: sulla base dell’analisi dell’Ufficio di Statistica del Canton Ticino, l’avanzata nel settore dei servizi è stata così impetuosa da vederne triplicare il numero (passato da 10.327 unità nel IV trimestre ‘99 a 30.285 nel IV ‘12) a fronte di un aumento – seppur consistente (da 16.007 a 24.007 unità), ma relativamente più contenuto – nelle attività secondarie. A fine anni ‘90 il 60,3% dei frontalieri era attivo nel secondario (tra attività manifatturiere e costruzioni), il 38,8% nel terziario e lo 0,8% nel primario. In virtù della maggior crescita dei frontalieri nel terziario, tredici anni più tardi la quota del secondario è scesa al 44,6% e quella del terziario è salita al 54,5%, mentre nel primario è aumentata solo leggermente allo 0,9%. Ritornando ai dati più recenti disponibili per la provincia di Varese, i nostri lavoratori sono i più numerosi tra i frontalieri italiani in Canton Ticino (42,3%), seguiti dai comaschi (40%) e, più distanti, dagli abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola (9,1%).

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