Energia pulita

Scelto per voi da SIMONE RASETTI

Nel sogno di conquistare la fusione nucleare gli scienziati dei Lawrence Livermore Laboratory in California hanno compiuto un passo avanti interessante anche se limitato. Come hanno spiegato sulla rivista scientifica «Nature» sono riusciti ad ottenere un po’ più di energia, appena l’1 per cento in più, di quella bruciata per accendere la fusione. Sono arrivati, cioè, all’ignizione. La fusione nucleare è quella che tiene accese le stelle come il nostro Sole. E una delle prospettive più ambite per produrre energia e nel suo impiego il problema delle scorie è quasi cancellato del tutto. Ma ci sono ancora problemi scientifici e tecnologici che si frappongono in maniera pesante. Quando nel 2009 hanno inaugurato la National Ignition Facility, vale a dire la macchina per realizzare l’esperimento ora alla ribalta, c’era molto ottimismo per la nuova tecnica che adottava. Ci sono 192 laser che sparano su una minuscola pastiglia di deuterio-trizio e la potenza concentrata su di essa dovebbe innescare un processo di fusione. Purtroppo il lavoro compiuto dimostrava che la strada era difficile tanto che i finanziamenti venivano tagliati. Però continuava a funzionare anche se non con i ritmi del passato, e così si è arrivati al risultato che incoraggia soprattutto gli ottimisti nella visione del futuro risultato. In effetti riveste una certa importanza perché – come ha detto Omar Hirriucane a capo del test – ha permesso di mettere a punto meglio anche la tecnica con la quale compiere la difficile ricerca. Infatti per ottenere il risultato è stato modificato il ritmo degli impulsi con i quali i laser sparano. Gli stessi scienziati americani sono coinvolti anche nell’esperimento Iter che la comunità internazionale sta preparando in Francia. Qui si adotterà però una via differente ma la sua accensione è ancora lontana. Sono circa 60 anni che si cerca di conquistare l’ambito obiettivo che fornirebbe energia più pulita, anche se rimane il problema del combustibile (trizio) per il quale sia i cinesi che i russi pensano di andarlo a recuperare sulla Luna dove si stima un presenza significativa. Intanto, però, bisogna chiarire molti aspetti per i quali sono necessari finanziamenti e cervelli forse in misura più rilevante rispetto ad oggi. Anche l’Italia partecipa all’esperimento Iter con numerosi ricercatori impegnati in varie università e centri ricerca: da Padova all’Enea di Roma. Ma la meta resta ancora lontana.

(Fonte http://www.corriere.it)

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