A che Giochi gioca Vladimir?

Scelto per voi da SIMONE RASETTI

Quando, nell’ormai lontano 2007, i Giochi Olimpici invernali del 2014 (7-23 febbraio) vennero assegnati alla città russa di Sochi, gli esperti di Russia (e Caucaso) rimasero quanto mai perplessi. Sochi, infatti, è nota ai più soprattutto come luogo prediletto di villeggiatura in patria di Putin e tanti altri russi. Ma questa località si trova in effetti alle pendici del Caucaso settentrionale, vale a dire nella regione più instabile della Federazione russa. Del tutto legittimo è quindi chiedersi perché Putin abbia voluto correre un rischio così grande.

Occorre tener presente che i Giochi di Sochi rientrano in un decennio di grandi eventi sportivi organizzati da Mosca e che culmineranno nei campionati mondiali di calcio del 2018. Esiste quindi un’ambiziosa strategia sportiva della dirigenza russa che ha evidenti obiettivi di prestigio. L’organizzazione di grandi eventi sportivi è sempre un’importante prova di forza e consente una visibilità planetaria. Non sorprende quindi che Mosca si sia voluta impegnare in questa direzione, puntando a dare di sé un’impressione di modernità e capacità organizzativa che non le viene solitamente riconosciuta. In questo modo si ottengono anche importanti risultati interni: dal sostegno economico alle élites che sostengono Putin e che ne trarranno grandi vantaggi (non a caso questa edizione dei Giochi Olimpici invernali sarà la più costosa della storia) alla crescita del consenso da parte di una popolazione sempre molto sensibile all’orgoglio nazionale. Questa scelta s’inquadra anche nel tentativo di promuovere lo sviluppo economico di zone non metropolitane del paese attraverso la costruzione di importanti infrastrutture in occasione di grandi eventi internazionali, come è avvenuto a Vladivostok per la conferenza dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) nel 2012 o per le Universiadi organizzate nel luglio 2013 nella capitale del Tatarstan, Kazan’. Si spera così di favorire la nascita di centri regionali capaci di trainare la crescita delle aree circostanti. In quest’ottica, che appare del tutto razionale, s’inserisce anche il progetto di collegare i Giochi di Sochi a un imponente piano di sviluppo turistico, sia invernale sia estivo, in tutto il Caucaso, dal Mar Nero al Mar Caspio.

Un piano tanto ambizioso quanto rischioso, perché il Caucaso è ben diverso tanto dal Tatarstan quanto dall’Estremo Oriente russo. Si tratta non solo dell’area economicamente più depressa della Federazione, ma anche quella più instabile e meno controllata da Mosca, nella quale la relativa normalizzazione della Cecenia ha determinato il dislocamento della resistenza armata nei territori contigui (soprattutto Dagestan e Inguscezia), non certo la sua soppressione. Una resistenza armata ormai connotata ideologicamente all’interno del radicalismo islamico internazionale e nella quale predomina una fazione che si propone l’obiettivo di creare un emirato islamico e persegue questo obiettivo attraverso una lotta armata che il Cremlino non sembra in grado di annullare. Inoltre, la sede scelta per questo evento sportivo è al centro dell’antico territorio dei circassi, una volta la più numerosa popolazione del Caucaso settentrionale, dal quale vennero quasi completamente espulsi in epoca zarista attraverso politiche che adesso molti dei loro discendenti (e non solo) considerano genocidiarie. Esiste pertanto anche la possibilità che il radicalismo islamico possa saldarsi con le rivendicazioni storiche dei circassi. Il rischio quindi è grande, come hanno già dimostrato gli attentati di fine 2013 a Volgograd. Altri attentati potrebbero avvenire ancora, non necessariamente nell’area dei Giochi Olimpici, ma in qualsiasi punto dell’immensa Russia; ci sarebbe persino da sorprendersi se così non sarà. Eppure, come scrive Lucio Caracciolo nell’editoriale del numero che Limes ha dedicato a questi ai Giochi Olimpici, Putin li ha fortissimamente voluti:

«Non solo perché a due passi dalla sua dacia favorita. Soprattutto per dimostrare a se stesso, alla sua gente e ai suoi nemici che l’impero è vivo, solido e controlla con polso fermo il limes caucasico. Non un confine qualsiasi: la frontiera che determina il carattere della Russia. E ne condiziona il destino».

È così: nella percezione politica del Cremlino il limes caucasico non è per la Russia una frontiera qualsiasi, ma quella nella quale si verifica la tenuta geopolitica del paese, verso l’interno e verso l’esterno. Riuscire a organizzare un evento di dimensioni globali nella regione più instabile del paese, al confine con la Georgia e con le sue regioni secessioniste di Abkhazia e Ossezia meridionali, la cui indipendenza è riconosciuta quasi solo da Mosca, costituisce in effetti una scommessa quanto mai ambiziosa.

Oltre al terrorismo, però, Putin deve fronteggiare anche un altro rischio, connesso alla sua sempre più accentuata svolta ideologica in senso conservatore. Se le defezioni di importanti esponenti politici internazionali in segno di protesta per la legislazione russa sugli omosessuali fossero davvero numerose il suo prestigio non potrebbe non risentirne, anche internamente. Per tutte queste ragioni non sorprende che i Giochi Olimpici di Sochi siano al centro dell’attenzione internazionale, ormai carichi di una valenza politica che trascende ampiamente quella sportiva.

(Fontewww.ispionline.it, autore Aldo Ferrari)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...