Quanto ci costa il petrolio low cost

MilanoFinanza – Nessuno dei Paesi membri dell’Opec ha finora chiesto formalmente di tenere una riunione di emergenza, nonostante i prezzi del petrolio oggi siano scesi sotto i 50 dollari al barile per la prima volta in 5 anni e mezzo. E’ quanto hanno chiarito i delegati del cartello petrolifero. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, guidata dall’Arabia Saudita, ha deciso a novembre di mantenere invariato il tetto di produzione, invece di decidere un taglio per sostenere il prezzo del petrolio. La prossima riunione dell’Opec è programmata per giugno, anche se, in tempi di turbolenze di mercato, il gruppo ha più volte convocato riunioni di emergenza.
In realtà, secondo il ministro del petrolio degli Emirati Arabi, i prezzi del greggio possono recuperare se i produttori non-Opec “agiscono in modo razionale”. Suhail bin Mohammed al-Mazrouei, ammettendo che l’eccesso di offerta sul mercato può durare mesi o anni, ha dunque ribadito le posizioni dei principali membri dell’Opec, come l’Arabia Saudita, che hanno invitato i produttori non-Opec a tagliare la produzione per sostenere i prezzi. Ma per Alberto Clò, uno dei massimi esperti di energia e supervisor del Rie (Ricerche industriali ed energetiche), un arresto della caduta del prezzo potrebbe arrivare solo da un taglio consistente della produzione Opec, però l’Arabia Saudita non sembra disponibile e la ripresa della domanda tarda ad arrivare. “Siamo quindi di fronte a un crollo che sembra difficile da arrestare”. In ogni caso in questa fase “non ci sono né vincitori né vinti: tanto più forte sarà la caduta oggi, tanto più forte sarà il contraccolpo domani”. E’ difficile però dire quando succederà. Le imprese taglieranno inevitabilmente gli investimenti e la domanda riprenderà fiato, spingendo verso un aumento del prezzo del petrolio. Certamente ci sono, ha spiegato l’economista, aspetti positivi per l’economia mondiale: si stima, infatti, che per ogni 10 dollari di riduzione del prezzo del greggio ci sia un impatto positivo dello 0,20% sulla crescita. Con un petrolio a 60 dollari si potrebbe avere un tasso di crescita superiore di un punto percentuale. Ma queste stime, ha avvertito l’esperto, non tengono conto degli effetti negativi per i Paesi produttori e dell’effetto contagio. L’attuale caduta libera del prezzo del petrolio apre poi una serie di incognite. I scenari che erano stati presi in considerazione  “sono inattendibili”, a detta di Clò: basta pensare che l’Fmi, nel Word Economic Outlook, puntava su un aumento del prezzo del petrolio. Attualmente quindi “siamo in una fase di incertezza. Ma che ne dica Bruxelles il petrolio conta molto per le sorti dell’economia mondiale e i rischi di destabilizzazione sono alti”. E’ chiaro che per l’Italia un prezzo del petrolio intorno ai 50 dollari da un lato riduce il debito commerciale e permette di trarre benefici per 13-14 miliardi di dollari, dall’altro però ci rimetteranno le aziende che importano e c’è “un rischio contagio legato a un eventuale default di alcuni Paesi produttori di petrolio”, ha rilevato. Insomma, ha ribadito Clò, “non ci sono né vincitori né vinti” anche perché in questi anni, rispetto alla precedenti situazioni, è aumentato molto il grado di interdipendenza dei Paesi. I prezzi del greggio questa mattina sono scesi sotto quota 50 dollari al barile a 49,66 dollari per la prima volta da maggio 2009 a causa del rallentamento dell’economia globale. I continui cali dell’oro nero stanno esacerbando i rischi di deflazione nell’area euro, dove da molti mesi il caro vita è a livelli ritenuti troppo bassi dalla Bce. Proprio oggi Eurostat ha riferito che a dicembre l’inflazione della zona euro è finita a valori negativi per la prima volta dal 2009, con un -0,2% contro un consenso di -0,1%, rafforzando la prospettiva di una mossa espansiva da parte della Bce già in occasione del prossimo consiglio del 22 gennaio. Dopo il dato, ora il future Brent recupera lo 0,25% a 51,23 dollari e il future Wti sale dell’1,13% a 48,67 dollari. “La velocità e l’entità con cui il livello del prezzo del petrolio è sceso, e i prezzi delle materie prime anch’essi rilassati, sono evidenti. Riteniamo che il recente calo dei prezzi delle materie prime siano attribuibili quanto meno all’aumento della disponibilità delle commodities negli ultimi cinque anni a fronte di una più debole domanda, tema questo che è stato sottovalutato a lungo”, osserva il team Multi Asset di M&G Investments. “A nostro avviso, la diminuzione dei prezzi del petrolio potrebbe essere un fattore positivo per la crescita e quindi per le azioni nel lungo periodo perché c’è una riduzione della spesa per i produttori e i consumatori, e perché l’inflazione rimane sotto controllo, cosa che può stimolare i banchieri centrali a proseguire nelle politiche  accomodanti”, aggiungono gli esperti di M&G Investments.

– Scelto per voi da Simone Rasetti –

http://www.milanofinanza.it/news/il-brent-risale-sopra-50-dollari-opec-nessuna-riunione-d-emergenza-201501071441101930

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