Niente panico

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Niente mosse dettate dal panico. Prima di liquidare il proprio portafoglio e mettersi liquidi, bisognerebbe prima guardare alcuni dati. Ecco perché Marketwatch ha stilato una classifica di dieci fatti cui prestare molta attenzione per non prendere decisioni afferttate. E non tutti i dati sono preoccupanti, ci sono anche statistiche che lasciano speranze agli investitori.
1) Secondo FactSet, 38 azioni dell’S&P 500 hanno perso almeno il 50% dai loro massimi degli ultimi 12 mesi e 21 di queste appartengono al comparto dell’energia o delle materie prime. Non solo. Tutte, tranne una, delle dieci società dell’S&P che sono scese di più dai loro massimi a 12 mesi sono aziende attive nelle commodity o nell’energia.
2) Gli Usa sono entrati nel vivo della stagione delle trimestrali. Escludendo il settore dell’energia, si prevede che l’S&P avrà un tasso di crescita dell’utile per azione dello 0,2%. Il dollaro forte ha colpito le vendite di molte società Usa e gli analisti intervistati da S&P Capital IQ si aspettano che sei su dieci settori dell’S&P registreranno un calo rispetto a un anno fa dell’utile per azione.
3) L’S&P 500 è leggermente sopra la sua media mobile a 30 giorni, il che è un segnale positivo, ma è ancora sotto la media a 50 giorni e molto lontano da quella a 200 giorni. Per gli analisti la rara discesa sotto la media a 50 giorni indicherebbe che il mercato è in ipervenduto.
4) Un mercato orso può coincidere con una recessione. Con un tasso di disoccupazione del 5%, non sembra questo il caso degli Usa. Ma questo non significa che una fase di correzione non possa realizzarsi. Ben Carlson, gestore di Ritholtz Wealth Management, ha calcolato che ci sono state 16 correzioni a doppia cifra per l’S&P durante le fasi non recessive dal 1939 a oggi e cinque di queste si sono rivelate poi fasi di orso (correzione maggiore del 20%).
5) Il settore che ha resistito meglio alla discesa dei mercati di queste prime settimane del 2016 è quello delle telecomunicazioni, Al 22 gennaio sono AT&T (-0,4%) e Verizon Communications (-0,02%) i titoli che hanno contenuto maggiormente i ribassi e ciò rende queste società titoli difensive anche grazie al loro elevato dividend yield (rispettivamente 5,4% e 4,8%) e al free chas flow che fa da supporto all’aumento dei dividendi.
6) Secondo FactSet, in questo momento prevalgono i buy a Wall Street. Il 51% delle azioni dell’S&P è valutato con un buy, e sono 75 le società per le quali almeno il 75% degli analisti ha attualmente una raccomandazione buy. Quattro sono le favorite secondo le analisi di FacSet: Allergan, Cbre Group, delta Airlines, Harris.
7) Indovinare il momento migliore per entrare sul mercato è un’impresa difficile. Cento dollari investiti in azioni Usa nel 1970 senza mai disinvestire sarebbero diventati oggi oltre 2 mila dollari, mentre perdendo i 25 gionri migliori si avrebbero oggi meno di 500 dollari. Di qui l’importanza di seguire una strategia di investimento di lungo termine.
8) Regina di Wall Street è Mc Donald’s che ieri ha toccato i massimi storici dopo che il gruppo ha comunicato che le vendite del quarto trimestre sono salite del 5,7% nei negozi Usa aperti da almeno 13 mesi. Mc Donald’s è una delle 35 società dell’S&P che lo scorso anno ha segnato una performance positiva. Nel 2015 il titolo ha segnato un +30% , da inizio anno ha una performance leggermente superiore all’1%, e conta un dividend yield del 3%. “un ottimo andamento se si pensa quanti analisti avevano data per morta la società lo scorso anno”, afferma Marketwatch.
9) Gli investitori retail non si stanno facendo prendere dal panico. Fidelity, colosso del risparmio gestito, ha rivelato che da inizio anno al 19 gennaio ha registrato una raccolta retail nei fondi azionari sette volte superiore a quella registrata nel quarto trimestre 2015.
10) Le large cap sono più economiche, ma non ancora abbastanza. Alla chiusura di venerdì l’S&P scambiava a un multiplo di 15,5 volte gli utili per azione attesi nel 2016, un anno fa scambiava a 16,7 volte gli utili per azione previsti per il 2015. Un calo sostanzioso, ma il rapporto prezzo-utili dell’S&P è ancora più alto del livello di 15, che è quello che dal 2005 ha sempre avuto a inizio anno.
(Fonte MilanoFinanza)
Scelto per voi da Simone Rasetti

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