Specializzandi in “guerra”

Close-up of male doctorís hand holding stethoscope with man on background
Sulla vicenda degli ex specializzandi continuano le sentenze avverse al Governo, e venti senatori firmano un disegno di legge per rimediare. Il testo a prima firma del senatore Pietro Ajello, dispone due tipologie di indennizzo, 11 mila euro per anno frequentato per gli ammessi alle scuole tra il 1978 e il 1992 (che non hanno percepito niente mentre le norme europee assegnavano loro una borsa) e 10 mila euro annui per chi ha frequentato la scuola post-laurea in medicina tra il 1994 e il 2006. Si prevede di frenare così gli esborsi risparmiando almeno un 30% di spese accessorie. Certo è che per le casse statali si profila un esborso miliardario visto che sono 180 mila gli ex specializzandi immatricolati nelle scuole tra 1978 e 2006, per un possibile “buco” da 7 miliardi di euro. Dopo il primo grado, arrivano gli appelli. Ed altrettanto certo è che la Magistratura non fa sconti. Ad esempio, la Corte d’Appello di Venezia ha appena confermato una sentenza del tribunale di Padova favorevole ad altri 600 ex specializzandi padovani -tutelati dai pool di avvocati Lawnet ed eLegalnet – degli anni 1994-2006. Ciascuno manterrà il suo assegno medio di 46,5 mila euro, già erogato dal Ministero della Salute, che era stato condannato a risarcirli per non aver adeguato il loro contratto a quello dei colleghi ospedalieri come avrebbe richiesto il rispetto delle direttive europee vigenti. Questi studenti hanno diritto all’adeguamento della borsa al contratto di formazione, al versamento dei contributi all’Inps e agli scatti annuali del contratto ospedalieri (più gli interessi) e non vanno confusi con gli altri loro colleghi specializzandi di anni precedenti, già citati, che non hanno percepito la borsa: pure per questi ultimi i tribunali hanno disposto il versamento di cifre non molto distanti. La sentenza, di cui si attende il deposito delle motivazioni, dispone un risarcimento medio annuo da 11 mila euro: in apparenza inferiore alle cifre disposte per i casi analoghi dai tribunali di Messina e Roma, «ma in realtà analoga in quanto gli anni di scuola di specialità per i quali dividere i 46 mila euro circa di risarcimento complessivo a studente non sono quattro ma in genere 2-3», spiega l’avvocato Francesco Caronia che con Giuseppe Pinelli rappresenta circa 7 mila medici assistiti dai due pool citati. «Infatti è stata considerata una prescrizione quinquennale del diritto a ricorrere anziché decennale, come invece indicano gli indirizzi di Cassazione». Altre ombre si addensano per le casse statali, sempre a seguito di leggi non rispettate. Gli avvocati di Lawnet ed eLegalnet annunciano l’apertura di nuovi ricorsi sia contro la Presidenza del Consiglio per la mancata applicazione della direttiva europea sull’orario di lavoro dal 25 novembre scorso, (in tal caso si deve dimostrare che la norma comunitaria non viene rispettata anziché provare le mancanze dell’azienda come accadrebbe se il ricorso fosse contro quest’ultima) sia per il recupero delle trattenute del 2,5% dello stipendio illegittimamente operate dalla Pubblica amministrazione sui pubblici dipendenti in servizio, medici inclusi, per alimentare il Tfr. Quest’ultimo infatti secondo una sentenza della Consulta che aveva già annullato la norma originante la trattenuta soggiace alle stesse regole del Tfr dei privati, non tassato, e non dell’indennità dei pubblici dipendenti.
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte Doctor33)

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