“Riforma pronta a partire”

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Un rapporto sempre più stretto fra ospedali e servizi sociosanitari presenti sul territorio nell’ottica della continuità assistenziale ai pazienti durante e, soprattutto, dopo il loro ricovero in reparto: è stato questo, e continua a esserlo, il «mantra» della riforma sanitaria regionale entrata in vigore esattamente un anno fa, ai primi di gennaio 2016. Che per una coincidenza del tutto casuale è stato lo stesso mese in cui Massimo Lombardo, già direttore sanitario nei cinque anni precedenti, ha assunto la direzione dell'(ex) Azienda ospedaliera legnanese. Oggi Asst-Ovest Milanese: acronimo che sta per Azienda sociosanitaria territoriale. Cambio di nomi, cambio di sigle, cambio ai vertici di uno dei più grandi distretti ospedalieri della Lombardia… Ma in concreto quali ricadute ha determinato la riforma voluta da Maroni sulle vite sanitarie dei residenti dell’Ovest e dell’Alto Milanese? «L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato necessariamente speso per riorganizzare i servizi ed entrare nello spirito della riforma – racconta Lombardo -. In quello che è appena iniziato, invece, entreremo sempre di più nella effettiva operatività di quanto ci viene chiesto di fare, e cioè una sempre più stretta sinergia fra prestazioni ospedaliere e postospeda-liere attraverso un rapporto ancora più stretto, un maggiore coordinamento rispetto a Drima, coi servizi sociosanitari offerti sul territorio. Noi ci stiamo già muovendo in quest’ottica, e abbiamo già avviato nel 2016 alcuni esperimenti pilota creando dei gruppi di lavoro, estesi ai medici di base piuttosto che al mondo dell’associazionismo, per esempio sul fronte della prevenzione dell’autismo fra i bambini o ancora sulla demenza senile o sul diabete». In concreto, ciò che sta per succedere è questo: l’attività specialistica ospedaliera dovrà rispondere a dei «volumi minimi d’attività» (tradotto: le équipe mediche e chi- rurgiche saranno tarate su un numero importante d’interventi in sala operatoria) e a precisi standard qualitativi. Nel contempo prenderà sempre più corpo «il potenziamento dei servizi di prossimità e vicini alla gente, sul territorio e nei Comuni – aggiunge Lombardo – che dovranno comunque essere a carattere specialistico. Per esempio, in grado di seguire il paziente cronico dopo la sua dimissione dall’ospedale». Ancora più di quanto già non accada. Insomma, una piena complementarietà fra reparto e agenzia territoriale. Fra cura in ospedale e quelle prestazioni accessorie che venivano finora sì garantite dalle Aziende sanitarie locali – la fornitura dei pannoloni piuttosto che del treppiede o della sedia a rotelle -ma come se il primo e le seconde fossero due corpi separati e non troppo comunicanti. C’è poi il futuro: la telemedicina. La possibilità di curare certe tipologie di paziente a distanza. Un’innovazione già a portata di mano, che difficilmente però vedrà la luce nel 2017.
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte Il Giorno)

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