Emozioni salva cervello

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Non bastano cruciverba, rebus o esercizi di abilità mnemonica: per mantenere il cervello in forma come quello di un giovane di 25 anni avendone tre volte di più dobbiamo impegnare i neuroni ad alzare pesi ideali e saltare ostacoli. E soprattutto vivere di emozioni. Lo dice una nuova ricerca Usa. Il caso di Ed Whitlock, maratoneta 85enne, il più anziano e veloce del mondo. a pagina 25 Q. Lo studio Tanta fatica ed emozioni forti, così il cervello resta giovane i Margherita De Bac Cruciverba, sudoku, rebus o esercizi di abilità mnemonica non bastano. Per mantenere il cervello in forma come quello di un giovane di 25 anni avendone almeno tre volte di più, dobbiamo ragionare da Marine. Faticare fino all’esaurimento delle forze mentali nel tentativo di raggiungere traguardi nuovi. Insomma, impegnare la materia grigia addestrandola ad alzare ideali pesi e a saltare ostacoli. E soprattutto vivere di emozioni, non mettere i remi in barca. Tramonta il concetto della vecchiaia tutta riposo, ricerca di tranquillità psicofisica e tempi dilatati. La tarda età non deve significare rinuncia, abitudine, assuefazione, va al contrario alimentata da nuovi stimoli. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori americani che hanno studiato con la risonanza magnetica nucleare la conformazione cerebrale di diciassette «supervecchi», i cosiddetti superage, confrontandoli a coetanei anziani, cioè rallentati da problemi di memoria o attenzione. La differenza sta in una zona del cervello deputata all’elaborazione delle emozioni (giro cingolato e corteccia insulare). In altre parole, il segreto dell’invecchiamento di successo, traduzione italiana di superager, non risiede nelle regioni cognitive come sembrerebbe logico. La chiave è in quelle emotive. La psicologa Feldman Barrett e i neuroscienziati del Massachusetts General Hospital hanno dimostrato in modo più circostanziato di quanto non fosse stato fatto finora che la diversità è nel sistema limbico, lo stesso che genera stress e coordina stimoli sensoriali. Gli esperti ci confortano: il successo si può conquistare allenando la mente a sforzi e sacrifici secondo il motto guerresco dei Marine, «Il dolore è la sofferenza che lascia il corpo». Prima della pensione eravate medici o ingegneri meccanici? Il consiglio è ricominciare da zero cimentandovi in nuovi interessi, ad esempio storia o astronomia. La pittura era il vostro hobby prediletto? Passate alla chitarra o al pianoforte. Stressatevi. È faticoso certo. Eppure i superager riescono ad affrontare difficoltà temporanee, stanchezza, frustrazione. Proprio questa resistenza li rende Nella terza età La ricerca contesta la tesi che l’ideale sia la tranquillità psicofisica: anche la fatica e lo stress possono generare effetti positivi superiori a chi si adagia emozionalmente esponendosi al deterioramento del cervello e a malattie senza ritorno come Alzheimer e demenze. Infatti le persone molto avanti con gli anni, se dotate di sistema limbico più sviluppato, ottengono risultati migliori nei test di memoria e attenzione, ad esempio imparare una lista di nomi e ripeterli dopo 20 minuti. Ovviamente dal decalogo della prevenzione non bisogna escludere l’esercizio fisico, fondamentale a qualsiasi età. «I colleghi americani dicono bene, hanno espresso meglio col conforto delle neuroimmagini ciò che già si sapeva ma non con tanta chiarezza», si congratula a distanza con gli autori del lavoro Carlo Caltagirone, direttore scientifico dell’istituto di riabilitazione e neuroscienza Santa Lucia a Roma. Allora tutti in pista.
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte Corriere della Sera)

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