Spartizione sanità

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Noi siamo pronti a investire ulteriormente per crescere in una competizione mondiale». Il 24 gennaio, a margine dell’inaugurazione del terzo anno accademico delTHumanitas University, l’ateneo legato al complesso ospedaliero privato che sorge a sud di Milano, il presidente Gianfelice Rocca aveva anticipato così l’operazione balzata alle cronache due giorni dopo. Un’alleanza con la famiglia Roteili, che controlla il gruppo sanitario San Donato, per acquisire due centri d’eccellenza d’Italia: l’Istituto europeo di oncologia (leo), la creatura di Umberto Veronesi, e il centro cardiologico Monzino, che fa parte della stessa galassia. Un’offerta da 300 milioni di euro per creare due grandi poli specializzati nella sanità italiana. Un centro per la cura dei tumori, che salda leo e Humanitas, e un polo cardiovascolare, con Monzino e San Donato. La proposta piace agli eredi di Veronesi, meno al consiglio d’amministrazione dello leo, che si riunirà il 17 febbraio per vagliarla. Ma, ha precisato il board in una nota, «non è stata né sollecitata, né concordata, né condivisa preventivamente con il proprio management e con il proprio consiglio di amministrazione, che si riserva ogni determinazione in merito». I primari, al contrario, si sono già schierati contro. Per Rocca, presidente di Technint e di Assolombar-da, la federazione territoriale più potente della galassia di Assolombar-da, e i Roteili, insomma, la partita è tutta da giocare. leo ha alle spalle il gotha della finanza italiana A cominciare da Mediobanca, che ai tempi di Enrico Cuccia sostenne la creazione del centro di Veronesi. Un ospedale no-profit, che non rimborsa i propri soci con cedole ma investe ciò che guadagna in ricerca. Oltre a Mediobanca azionisti dell’istituto, nato nel 1994,1.800 dipendenti, sono anche Unicredit, Unipolsai. Pirelli, Allianz, le Generali, Rcs, Banca Mediolanum, Italcementi, Edison, Banco-Bpm, Telecom, la Popolare di Sondrio, le fondazioni Cabrino Carena e Italcementi, Liva-nova, gli Istituti clinici scientifici Maugeri. E Intesa Sanpaolo, che compare anche sull’altro fronte, quello di Rocca e Roteili, e che secondo fonti finanziarie sarebbe disponibile a dare credito all’iniziativa. Lo scorso 17 gennaio la proposta dei due gruppi privati della sanità è arrivata sul tavolo di Carlo Buora, presidente dello Ieo, e tra qualche giorno passerà al vaglio del board. «Tutte le manifestazioni di interesse verranno analizzate e faremo le dovute valutazioni assieme agli altri soci«, ha tagliato corto l’amministratore delegato di Mediobanca, Albero Nagel. Il management dello Ieo, tuttavia, non nasconde il gelo con cui ha ricevuto la proposta Cauti anche i sindacati. Franco Berardi, segretario della Funzione pubblica Cisl Lombardia, si dice «non contrario all’operazione», ma ricorda che «nei gruppi Humanitas e San Donato abbiamo in alcuni casi contratti fermi al 2007 e con la disdetta dei contratti integrativi per motivi economici». Al contrario, la famiglia di Veronesi è d’accordo. «Mettere Milano al centro del panorama scientifico e dell’assistenza sanitaria a livello internazionale è sempre stato il sogno di papà – ha dichiarato Paolo Veronesi, figlio del luminare e oggi presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore della divisione di senologia chirurgica dell’Ieo -. Un sogno che a un certo punto si è interrotto e che ora credo trovi tutte le possibilità di realizzarsi. Già anni fa papà aveva manifestato a Rocca i suoi progetti e il suo desiderio, e gli aveva chiesto di dargli una mano. Ho parlato con tutti gli interlocutori. Ho incontrato sia Rocca sia la famiglia Roteili. Credo possa essere una cosa positiva). Anche Rocca ha dettagliato la strategia. «Ritengo che per poter essere protagonisti nelle grandi lotte scientifiche che ci sono nel mondo, in particolare nella lotta al cancro, la dimensione conti – ha dichiarato -. Potersi coalizzare, poter avere delle istituzioni forti renderebbe possibile essere protagonisti nel mondo come Milano è stata nel passato, quando con l’Istituto dei tumori era ricordato insieme alla Scala come i due grandi enti riconosciuti a livello mondiale». «Riamngo convinto che l’Italia debba puntare sulla dimensione, debba avere il coraggio di abbandonare vecchie isole per puntare sul fu-turo«, ha detto. Se la questione è l’indipendenza della ricerca scientifica, che ha fatto dello Ieo e del Monzino (che ha 60 milioni di liquidità in cassa) due riferimenti della ricerca, il gruppo San Donato e l’Humanitas rivendicano i loro risultati. La produzione scientifica, ad esempio, supera i 6.500 punti di Impact factor, ossia l’indice che misura la quantità di citazioni in altri testi di ricerca. Ed entrambe hanno un ateneo: quello del San Raffaele per San Donato, gruppo in cui la creatura di Don Luigi Verzè è entrata nel 2012, e l’università dell’Humanitas per le cliniche della famiglia Rocca. Il gruppo San Donato, inoltre, è uno dei principali poli privati della sanità europea. Fondato nel 1957, oggi conta 18 ospedali, di cui tre di ricerca: il San Donato, il San Raffaele e l’Ortopedico Galeazzi. La società, guidata da Paolo Rotelli, figlio del patron Giuseppe, gestisce 5.169 posti letto, 3,9 milioni di pazienti e dà lavoro a oltre 15mila persone, di cui quattromila medici.
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte QN, autore Luca Zorloni)

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