Specializzandi in corsia

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“Accogliamo con favore l’appello lanciato oggi in Commissione dalla Conferenza dei Rettori delle Università lombarde sulla necessità di facilitare l’utilizzo e il ricorso agli specializzandi negli ospedali della Lombardia. Nel rispetto delle normative nazionali e nell’ambito della riforma dell’ultima parte della legge n.33 che riguarda proprio il tema dei rapporti con le Università, faremo una specifica proposta alla Giunta regionale perché siano meno restrittivi i parametri e i vincoli nell’utilizzo degli specializzandi, consapevoli che rappresentano una risorsa importante anche per il contenimento dei costi e la riduzione dei tempi di intervento”. Lo ha detto il Presidente della Commissione Sanità Fabio Rolfi (Lega Nord) al termine dell’incontro con i rappresentanti della Conferenza dei Rettori delle Università lombarde, ricevuti questa mattina in audizione a Palazzo Pirelli. Erano presenti il Prorettore del Dipartimento di Sanità dell’Università Statale di Milano prof.Gian Vincenzo Zuccotti, il delegato dell’Università di Pavia prof.Luca Chiovato, il Rettore dell’Università di Brescia prof.Maurizio Tira, il Presidente della Scuola di Medicina dell’Università dell’Insubria di Varese prof.Giulio Carcano e il delegato dell’Humanitas University professor Guido Torzilli. Erano presenti i rappresentanti di tutte le Università lombarde sedi di scuole di specializzazione medica, ad eccezione del San Raffaele di Milano, il cui rappresentante non è potuto intervenire causa impegni sopraggiunti. La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di scuole di specializzazione medica in Italia e attrae dalle altre regioni italiane un numero di studenti particolarmente elevato. I rappresentanti degli atenei e delle istituzioni universitarie intervenuti oggi in Commissione Sanità hanno evidenziato come a fronte di un grande numero di specializzandi (studenti laureati in medicina), Regione Lombardia applichi però in modo restrittivo le normative nazionali sul loro utilizzo all’interno delle strutture sanitarie regionali. Oggi ad esempio una unità chirurgica deve essere necessariamente composta da almeno due medici strutturati, rendendo così nei fatti difficile per uno specializzando acquisire le necessarie abilità professionali partecipando con specifiche assunzioni di responsabilità all’attività ospedaliera. Regole che obbligano gli ospedali al mantenimento di standard elevati e a difficoltà nel far fronte a temporanee carenze di personale, con conseguente aumento dei costi e con tempistiche di intervento più lunghe.
Simone Rasetti

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