Attenti al lupo

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Quando a fine giugno nella piana di Opi sono stati trovati cinque cuccioli di lupo morti, i guardia parco hanno storto il naso. Il primo pensiero, con l’aria che tira, è che fossero le ennesime vittime di qualche polpetta avvelenata. Anche un biologo come Luigi Boitani, che ai lupi ha dedicato tutta la vita, ha ammesso: «Difficile che un’intera cucciolata muoia simultaneamente di morte naturale». Le autorità del Parco indagano, ma la verità non è ancora emersa chiaramente: le prime analisi escluderebbero la presenza di veleno. E però serviranno altri accertamenti prima di escludere del tutto che dietro ci sia l’uomo. Perché il lupo in Italia è tornato, e c’è chi non lo gradisce.
Ai piedi delle montagne della Marsica, fra le stradine di Pescasseroli, sede del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, chi incontri ti dirà sempre che il lupo è una risorsa, un simbolo, come l’orso. Ma ciò che sta accadendo nel ditorni del più antico Parco nazionale italiano e nel resto del Paese non può essere ignorato: aumentano i lupi, le predazioni e le ritorsioni. In un territorio che conta circa 2000 lupi, la maggior parte sull’Appenino, i canidi si spingono sempre più a ridosso delle case. «Non vorremmo che diventassero come i cervi di Villetta Barrea, che ormai in paese attraversano sulle strisce pedonali. Qui li chiamiamo i Beatles d’Abruzzo» dicono dal bar. Pochi chilometri più a sud, a Settefrati, due mesi fa un lupo è morto ucciso da bocconi avvelenati. Nel Reatino, si è andati oltre: il 30 maggio il corpo di un lupo è stato fatto trovare impiccato, con tanto di cartello: “Mangiato pecore e vitelli e non abbiamo ricevuto nessun rimborso”. Ancora più macabra la scena a Suvereto (Livorno): l’animale è stato scuoiato e appeso a un cartello stradale. Anche qui una scritta: “No agli abbattimenti, sì alla prevenzione”. A Borgo a Buggiano, Pistoia, i predatori hanno sbranato caprioli a un passo dalle case, scatenando la protesta dei residenti. Nel Veronese gli allevatori stanchi di vedere pecore e mucche divorate, ora chiedono aiuto ai politici: «Sterilizzazione delle femmine e via gli esemplari in più». Soltanto pochi giorni fa, nel bolognese, un altro caso di morte da polpette micidiali.
E mentre l’Italia prende tempo, con il Piano Lupo fermo – e gli ambientalisti che chiedono di stralciare la parte su possibili abbattimenti – in Francia, Finlandia e Norvegia, che hanno lo stesso problema, già puntano ad aumentare il numero dei lupi da uccidere: «Troppi danni per gli allevatori». «Non ci sarà mai pace fra uomo e lupo» dice Boitani. «Dobbiamo solo imparare a convivere. Stanno aumentando, risalgono l’Appenino, sono sulle Alpi, seguono le prede. Oggi hanno un “ristorante” a disposizione, grazie al moltiplicarsi di cervi o cinghiali».
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte La Repubblica)

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