La guerra dei medici di base

download (3)

La maggioranza dei medici di famiglia lombardi dice no alla riforma della sanità, il progetto del Pirellone per rivoluzionare la cura dei malati cronici. Il 45 per cento, invece, ha scelto di prendervi parte. Le punte negative si registrano proprio nel cuore della regione, a Milano, con solo il 29 per cento di adesioni. Qui, dove i malati sono più soli e in difficoltà, si rischia il flop. Successo invece nelle Ats (ex Asl) della Val Padana (78 per cento), in quella della Montagna e in Brianza (75 e 70 per cento). «Siamo assolutamente orgogliosi di questo risultato commenta l’assessore al Welfare regionale Giulio Gallera – . Questo significa che il lavoro di valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale che abbiamo previsto alla fine è stato compreso». Il dato è superiore alle iniziali aspettative, vista anche l’opposizione di alcuni sindacati di categoria (già l’Umi ha tentato di bloccare la riforma senza riuscirvi, il 12 settembre ci sarà la decisione definitiva del Tar). Il presidente dell’Ordine Roberto Carlo Rossi, che guida anche la sezione lombarda della sigla Snami, dice: «Per il battage pubblicitario fatto dalla Regione è una percentuale bassa, anche se mi aspettavo che aderissero meno colleghi. Comunque più della metà ha pensato che la riforma non avesse le gambe per camminare. Come inizio non mi sembra il massimo». Ma cosa è stato chiesto ai camici bianchi? Il progetto del Pirellone prevede che, a partire dal prossimo inverno, i 3 milioni di malati cronici lombardi abbiano diritto ad avere un «piano di assistenza individuale». Un tutor, chiamato «gestore», si occuperà di prenotare visite, esami, organizzare controlli al loro posto. Ogni medico di famiglia ha dovuto scegliere tra tre opzioni: diventare il «gestore» del paziente (se riunito con altri colleghi in cooperativa); partecipare al percorso di cura del suo assistito come «co-gestore»; oppure decidere di restare ai margini. Il 31 luglio si sono chiuse le candidature. Le resistenze più forti sono arrivate dal Milanese e da Pavia, dove 7 medici di base su 10 hanno detto no. Più che positivo il riscontro nelle Ats della Montagna, Val Padana e Brianza. Le altre aree si sono fermate al 45 per cento di adesioni. L’assessorato punta comunque a incrementare il dato e ha allungato fino al 30 settembre la possibilità dei medici di base di far parte del progetto. Ora cosa succede? Toccherà ai pazienti con patologie croniche scegliere. Il Pirellone invierà dal i° novembre una lettera ai 150 mila malati più gravi, al milione e 300 mediamente gravi e al milione e Il progetto L’assessorato ha allungato fino al trenta settembre il termine per aderire al progetto 900 mila con una cronicità in fase iniziale chiedendo di individuare un dottore di riferimento tra quei 2.393 che hanno detto sì alla riforma. Per i primi il candidato naturale è il medico di famiglia, gli altri opteranno verosimilmente su professionisti ospedalieri pubblici o privati accreditati. Mentre l’iter burocratico prosegue, i sindacati continueranno a dare battaglia. «Vedremo quanti lombardi accetteranno la riforma – dice Rossi – e se i medici che hanno detto sì continueranno 0 preferiranno tirarsi indietro. Noi andremo avanti a dire che così non va bene».
– Scelto per voi da Simone Rasetti –
(Fonte Corriere della Sera, autori Sara Bettoni e Simona Ravizza)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...